Si possono ancora testare su animali nuovi ingredienti per scopi cosmetici?

La legge è estremamente chiara: già a partire dal marzo 2009 sono stati vietati in tutta l’Unione europea i test su animali per nuovi ingredienti cosmetici. Il divieto per i prodotti finiti era in vigore dal 2004, anche se l’industria cosmetica non li utilizzava più già dagli anni 80.
Con il marzo 2013 è scattato in tutti i paesi comunitari il divieto finale e assoluto di vendere prodotti finiti  che contengono ingredienti testati su animali per scopi cosmetici al di fuori dell’Europa comunitaria.

Le dichiarazioni “Non testato su animali” o similari possono essere d’aiuto per il consumatore?

In realtà, si tratta di dichiarazioni fuorvianti. Infatti, la dicitura “non testato su animali” si riferisce alla sperimentazione sui prodotti finiti, un’operazione che era già stata gradualmente abbandonata dalla maggior parte delle aziende a partire dagli anni ’80 e che dal 2004 è esplicitamente vietata dalla legge Comunitaria. Oggi, dunque, ancor di più dopo il bando totale deciso dalla UE dal marzo 2013, la scritta “cruelty free” o “non testato su animali” sui prodotti cosmetici non ha più alcun senso. Inoltre, l’assenza della dicitura “non testato su animali” non significa che il prodotto sia stato testato sugli animali. La realtà è che la sicurezza di praticamente tutti gli ingredienti presenti nei prodotti cosmetici – inclusi quelli che si dichiarano “non testati su animali” o “cruelty free” – nei fatti è assicurata attraverso l’impiego di dati che sono stati in precedenza ottenuti da animali. Se qualcuno in passato non avesse realizzato i test di sicurezza obbligatori, non sarebbero disponibili ingrdienti per i cosmetici che si definiscono “cruelty free” o “non testato su animali”.

I test alternativi messi a punto in questi anni non prevedono alcun uso di animali?

Proprio così. I cinque test alternativi usati oggi in campo cosmetico sono tutti test di replacement, ossia di totale sostituzione dei test sugli animali. In genere, per mettere a punto dei metodi alternativi si lavora su tre aree, le cosiddette tre R: reduction, refinement e replacement (Riduzione, Perfezionamento, Sostituzione). Nel primo caso, si cerca di limitare il numero di animali impiegati per dimostrare le proprietà di una sostanza. Nel secondo caso, si punta a una riduzione dello stress e del dolore che i test implicano per gli animali. Nel terzo caso si creano test completamente diversi e alternativi all’uso degli animali. Ebbene, la legge ha stabilito che in cosmetica si può procedere solamente in quest’ultima direzione.

Quali sono le principali differenze fra i divieti del marzo 2009 e quelli del marzo 2013?

Dopo l’11 marzo 2009, nessun test su animali per scopi cosmetici è più permesso nell’Unione europea. Da questa data e fino al marzo 2013, è entrato gradualmente in vigore un divieto progressivo alla commercializzazione di prodotti cosmetici contenenti ingredienti testati su animali al di fuori dell’Europa comunitaria. Questa gradualità è stata prevista per tenere presenti le complesse sfide scientifiche che ancora rimanevano e rimangono per i test di tossicità sistemica (ossia che riguarda tutto l’organismo). Dal marzo 2013 è vietata la vendita di prodotti o ingredienti ancora testati su animali, dopo questa data, per scopi cosmetici.

Come si può assicurare la sicurezza dei prodotti cosmetici dopo l’entrata in vigore del divieto assoluto di commercializzare cosmetici contenenti ingredienti testati su animali?

L’industria cosmetica è in grado di assicurare la sicurezza dei prodotti impiegando le informazioni già esistenti sugli ingredienti e, laddove necessario, impiegando i metodi alternativi attualmente disponibili. Tuttavia, in presenza del divieto assoluto di verificare la sicurezza di nuovi ingredienti cosmetici attraverso test che prevedano l’uso di animali, ed in assenza di sufficienti metodi alternativi, significa che sarà molto difficile sviluppare nuovi ingredienti specifici per il mercato europeo.

Il divieto di ricorrere a test animali è valido anche fuori dall’Unione Europea?

No, la norma è applicabile attualmente solo nell’Unione Europea, Ricordiamo, però, che sono da anni in atto attività di cooperazione scientifica congiunte fra UE, USA e Giappone nella ricerca e convalida di test alternativi.