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Animal testing

L’impiego di test su animali per le verifiche di sicurezza da parte dell’industria cosmetica ha subito negli ultimi anni una costante e progressiva limitazione. Ormai da 20 anni, prima di quanto imposto dalle leggi, non si svolgono più sperimentazioni animali su prodotti cosmetici nell’ambito della UE. Questo risultato  è stato ottenuto soprattutto grazie all’impegno dei produttori, in collaborazione con il mondo scientifico e le istituzioni, nella ricerca e messa a punto di metodi alternativi. Lo dimostra l’ultimo rapporto ufficiale pubblicato dalla Commissione Europea, secondo il quale nel 2005 solo lo 0,04% di tutti gli animali era impiegato per valutare la sicurezza di ingredienti da usare nei cosmetici. Un dato che oggi si è azzerato: dal marzo 2009 non si effettuano più test su animali per ingredienti cosmetici.

Tra marzo 2009 e marzo 2013 progressivamente, il divieto si estenderà anche alla commercializzazione di cosmetici contenenti ingredienti testati su animali in paesi extra-UE. Infatti,nonostante gli importanti progressi ottenuti in questi anni, il ricorso esclusivo a metodi alternativi necessita ancora di impegno e sviluppo delle conoscenze scientifiche affinché queste metodologie possano garantire tutti gli aspetti di sicurezza dei prodotti e degli ingredienti a tutela della salute dei consumatori, che rimane la priorità per il legislatore e per tutta l’industria cosmetica.


Che cosa dice la legge


La normativa italiana e quella europea sui cosmetici hanno imposto un graduale divieto dei test animali per scopi cosmetici. In particolare, con la settima modifica della normativa europea del 2003 è stato stabilito:

  • un divieto immediato per tutti quei test per i quali esistono metodi alternativi convalidati e accettati;
  • dal settembre 2004 è vietato testare i prodotti cosmetici finiti sugli animali. In realtà, è una pratica che non viene più usata dagli anni ’80;
  • da marzo 2009 nessun ingrediente dei cosmetici può essere testato su animali nella Unione Europea;
  • da marzo 2009 è vietato commercializzare nella Unione Europea prodotti cosmetici contenenti ingredienti testati su animali, ad eccezione di quelli valutati con i test di tossicità da uso ripetuto, tossicità riproduttiva e di tossicocinetica, che saranno permessi fino a marzo 2013.

L’impegno dell’industria cosmetica


L’industria cosmetica fin dall’inizio degli anni ’90, dunque ben prima dell’entrata in vigore delle nuove disposizioni, si è attivata per trovare metodi di analisi alternativi a quelli animali. Basti pensare che già nel 1992 la  Cosmetics Europe – The Personal Care Association  (l’Associazione europea dell’industria cosmetica) aveva creato una commissione sui metodi alternativi ai test animali (SCAAT). Lo scopo era, ed è ancora oggi, quello di coordinare gli sforzi che l’industria cosmetica stava e sta dedicando allo sviluppo, alla creazione e alla validazione di metodi innovativi, capaci di valutare la sicurezza sia degli ingredienti sia dei prodotti finiti in maniera uguale o superiore ai test animali. La priorità, infatti, è sempre quella di tutelare la salute del consumatore, ricorrendo a metodi di valutazione di materie prime e cosmetici finiti capaci di offrire garanzie assolute da questo punto di vista.

Grazie al contributo fondamentale dell’industria cosmetica italiana ed europea grandi passi in avanti sono stati compiuti e nuovi test alternativi sono oggi disponibili. Tuttavia la ricerca continua e si concentra oggi soprattutto in quattro aree: l’irritazione oculare, la genotossicità/mutagenicità, la sensibilizzazione cutanea e la tossicità sistemica.


I test alternativi


Grazie soprattutto al lavoro compiuto dall’industria cosmetica in questo settore, è stato possibile mettere a punto cinque test alternativi, che hanno già ricevuto la convalida da parte del Centro Europeo di Convalida dei Metodi Alternativi (ECVAM), in particolare:

  • un metodo per la valutazione della corrosione cutanea (Trascutaneous Eletrical Resistance assay)
  • modelli di pelle umana per la misurazione della corrosione cutanea (EpiskinTM, EpidermTM, SkinEthicTM);
  • un metodo per la misura della fototossicità (3T3 Neutral Red Uptake Phototoxicity test);
  • un metodo in-vitro per la valutazione dell’irritazione cutanea (EpiskinTM, EpidermTM, SkinEthicTM);
  • un metodo in-vitro per la misurazione dell’assorbimento cutaneo.

Quest’ultimo metodo in-vitro ha ricevuto l’approvazione ufficiale dell’Organizzazione per la Cooperazione e lo Sviluppo Economico (OCSE).




Qui potete scaricare una brochure, attualmente consultabile in inglese, realizzata da Cosmetics Europe – The Personal Care Association (Associazione europea dell’industria cosmetica) che rappresenta un utile strumento per conoscere l’impegno dell’industria cosmetica europea verso la completa eliminazione della sperimentazione animale.

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